Il pensiero di Mario capello Santini.DAL RICORDO DI EGIZIANO MAESTRELLI AD UN PAREGGIO AMARO… AL PRONTO RISCATTO COL PISA

Il pensiero di Mario capello Santini.DAL RICORDO DI EGIZIANO MAESTRELLI AD UN PAREGGIO AMARO… AL PRONTO RISCATTO COL PISA

Riceviamo e pubblichiamo da Mario capello Santini.

DAL RICORDO DI EGIZIANO MAESTRALI AD UN PAREGGIO AMARO…   AL PRONTO RISCATTO COL PISA.

La notte prima di una partita decisiva il tifoso dorme poco e male e la partita col Cuneo era di vitale importanza per la sopravvivenza della nostra amata Pantera: quindi notte mezza insonne e alzata mattutina un’ora prima del patto che avevo fatto con la mia sveglia che era quello di svegliarmi alle nove in punto. Anziché girarmi dall’altra parte mi sono alzato subito e ho pensato che il vantaggio c’era eccome: ero in anticipo su tutti i miei programmi di questa domenica 11 febbraio 2018 che sarebbe iniziata presso il Museo della Lucchese sotto la Curva Ovest alle ore 11 in punto. Infatti era a Lucca il primo ricordo del Presidente della Lucchese Egiziano Maestrelli e era stato organizzato da Lucca United. Per questo evento ospite d’onore il giocatore Luciano Fusini, un grande dell’era Maestrelli e ancora oggi molto legato ai colori rossoneri. Per amore per la Lucchese, Fusini che veniva da Albinia e io da Firenze eravamo arrivati in anticipo al cancellino della Curva Ovest che funge anche da ingresso al Museo. Comunque non ci siamo demoralizzati per averlo trovato chiuso perché l’aria che si respira attorno al Porta Elisa è diversa da tutte le arie del mondo, non c’è montagna o mare che tenga: è l’aria migliore in assoluto e la più salutare. Comunque dopo pochi minuti è arrivato il signore incaricato di aprire il Museo, che tra l’altro abita a un tiro di schioppo dallo stadio. Altre persone e qualche personaggio del mondo giornalistico sono sopraggiunte di lì a poco. Appena entrati nel Museo è cominciata l’ora dei ricordi dell’era Maestrelli, mentre sul video a parete scorrevano le immagini della Serie B, quelle della finale di Coppa Italia vinta a Palermo nel 1990 dalla Lucchese con il rigore decisivo battuto da Pascucci, ma anche le immagini della promozione in C1 di Civitavecchia e altre ancora. Naturalmente il tempo è volato via in un batter d’occhio; tanti i ricordi su Maestrelli, alcuni anche inediti e divertenti, che ci ha raccontato lo stesso Fusini. Quando poi, a fine cerimonia, stavamo uscendo dal Museo mi è bastato buttare l’occhio sui cimeli della Lucchese di tutte le epoche esposti in bella mostra per commuovermi per l’ennesima volta.

Una volta fuori dal Museo mi sono tenuto volutamente negli occhi le immagini video dell’era Maestrelli con il Porta Elisa pieno come un uovo (anche 11.00 persone), le coreografie della Curva Ovest da brivido e anche i 35.000 di Palermo rimasti sbigottiti mentre i giocatori della Lucchese alzavano la Coppa Italia al cielo…
Quelle immagini che possono sembrare immagini lontane sono al tempo stesso immagini vicine, perché rimarranno vive nel cuore di ogni tifoso di mezza età per sempre: sono loro i testimoni oculari di tutta quella grazia di Dio che per nove anni ha benedetto lo Stadio di Porta Elisa: come è possibile non provare nostalgia anche solo ascoltando i loro racconti? Poco prima delle ore dodici abbiamo sciolto la combriccola, ho salutato gli amici e sono rimasto da solo sul piazzale antistante lo stadio lato tribuna coperta.

Uscire fuori da un bel sogno è questione di un attimo, ma anche finire dentro la realtà di una domenica trascorsa per metà, ma che aveva per me ancora tante aspettative è stato questione di un battito di ciglio. Ora c’era l’imperativo di vincere la partita col Cuneo e far fare alla Pantera un bel passettino verso la salvezza. Il Cuneo, sulla carta, non mi sembrava uno scoglio insuperabile.
Il destino ha voluto che proprio in quel momento di brusco risveglio (era l’ora sesta del Vangelo) cominciassero ad arrivare allo stadio, alla spicciolata, i giocatori della Lucchese. Mi sono piazzato in una posizione strategica dove il passaggio per raggiungere gli spogliatoi era obbligato per salutarli, però, così su due piedi, mi è venuta un’idea di quelle che non ti aspetti. E così su due piedi ho deciso di attuarla: ad ogni giocatore che mi passava davanti gli dicevo la stessa identica frase: “Lo sai qual’è la parola d’ordine per la partita di oggi? Emorroidi”. Ognuno di loro mi guardava sorridendo, ma si vedeva chiaramente che non capivano niente, allora ho aggiunto la spiegazione e il senso di quella frase senza senso: “Oggi dovete farvi venire le emorroidi dagli sforzi, però dovete fare tre punti e vincere la partita col Cuneo”. Il messaggio era bello chiaro e per concluderlo in modo inequivocabile ogni volta aggiungevo: “Ditelo negli spogliatoi, ditelo anche a Lopez: la parola d’ordine di oggi è emorroidi”. Naturalmente tutti i giocatori hanno sorriso perché, anche se il contenuto della mia richiesta vittoria era vero, io lo comunicavo sotto forma di una battuta scherzosa che dicevo con il sorriso sulle labbra: direi che la scenetta era divertente e il senso della burla era condiviso in modo reciproco anche dai giocatori.
Sono rimasto al mio posto di “combattimento” quasi una mezzoretta. Poi, appena finita la processione in entrata, i giocatori rossoneri sono usciti tutti assieme al gran completo dallo stadio. Mentre mi passavano davanti qualcuno si è ricordato la parola d’ordine e l’ha anche ripetuta ad alta voce: “Parola d’ordine emorroidi”. Erano tutti molto tranquilli e sorridenti (vedi foto), ma quando ho visto che stavano andando verso le Mura della città ho pensato ad un ammutinamento. Invece alla mia richiesta di spiegazioni hanno risposto che erano le 12.30 e dovevano raggiungere il ristorante per il pranzo.

Il nome del locale non si può dire, però è buffissimo che una squadra di calcio che vuole salvarsi faccia il pranzo pre partita da marameo. Non ho alcun dubbio nell’affermare che secondo me sarebbe stato meglio pranzare in un locale col nome di un santo importante, magari un santo che ha già compiuto tanti miracoli: dentro le Mura c’è più di un ristorante che possiede questi requisiti. Ma tant’è…Non c’è più religione: per questo il mondo va così male.

Ma purtroppo va male anche la Lucchese.
Prima della partita, all’interno dello Stadio Porta Elisa, c’è stato un secondo ricordo del Presidente della Lucchese Egiziano Maestrelli questo organizzato dalla Società Lucchese: una bella targa nascosta da due bandiere rossonere è stata scoperta in Tribuna d’onore proprio sopra la seggiolina su cui Maestrelli seguiva le partite della Lucchese quando non andava a sedersi direttamente con i giocatori in panchina. Alla commemorazione erano presenti due nipoti di Egiziano in rappresentanza della famiglia Maestrelli (il figlio Riccardo, impossibilitato, era all’estero per lavoro).

L’inno della Lucchese dei tempi d’oro con Maestrelli e della Serie B ha risuonato dopo anni di oblio ancora una volta al Porta Elisa riaprendo il libro dei ricordi e il cuore a molti dei presenti.

Poi il minuto di silenzio accompagnato da un caloroso applauso ha chiuso la bella cerimonia dedicata al più grande Presidente delle Lucchese degli ultimi settanta anni e che resterà per sempre nella storia della Lucchese. La targa posta sul muro del Porta Elisa parla da sola: “Il tuo ricordo resta vivo nel cuore di una città 1986-1999 Grazie Egiziano”.

La partita col Cuneo è cominciata malissimo: un miracolo ci ha salvati dalla capitolazione dopo appena 17 secondi (poi si dice di non essere superstiziosi) di gioco: il nostro portiere Albertoni avrà fatto sicuramente “marameo” quando ha respinto quel pallone scagliato in porta a tradimento da due passi da un giocatore del Cuneo.
Della Lucchese del primo tempo in fatto di costruzione di gioco o di occasioni da gol c’è ben poco da dire se si eccettua la traversa colpita due volte con lo stesso tiro e alcune parate normalissime del portiere avversario…
Nell’intervallo della partita mi sono lambiccato il cervello a forza di pensare a come Lopez avrebbe caricato la squadra per condurla alla vittoria contro un Cuneo a dir poco modesto: le emorroidi non avevano funzionato, quindi l’allenatore doveva provvedere di testa sua e la prima cosa che mi è venuta in mente è stato: “Userà lo schiaccianoci”.
Non posso entrare nello specifico perché potrei compromettermi rivelando i dettagli e non sarebbe neanche il caso di farlo, però ognuno può benissimo immaginarsi la scena e ambientarla nello spogliatoio di “vattelapesca” dove si dice che i calciatori siano piuttosto pigri.

Senza tanti sforzi è possibile anche immaginare i risultati benefici che potrebbero derivare dall’uso terapeutico di un semplice schiaccianoci: il vantaggio più evidente sarebbe senza dubbio quello della corsa, ma anche il saper stringere i denti, avere la rabbia in corpo, esprimere un ottimo gioco per non rischiare una ricaduta (altra strizzatina di …) quando sappiamo tutti che le ricadute sono sempre molto più dolorose.
Naturalmente, sono sicuro che l’idea dello schiaccianoci a Lopez non sarà venuta.

Non so neppure cosa possa avere detto ai giocatori nello spogliatoio durante l’intervallo.

Sta di fatto che nel secondo tempo la squadra si è ulteriormente ammosciata: i giocatori sembravano tutti delle signorine a passeggio in via Fillungo, gli mancava solo la borsetta per essere anche credibili. Stranamente una signorina più matura si è anche innervosita (non faccio il nome) rischiando qualcosina sul piano disciplinare, nonché di saltare il derby di domenica prossima col Pisa.
Per rendere visivamente possibile l’idea di cosa sia stata anche oggi la Lucchese prendo a prestito il nome di una campana che dal Medioevo sta imperterrita in cima al millenario campanile della chiesa di Altopascio: “La Smarrita”.

Al 90° nessun orizzonte di gloria ha addolcito il clima del Porta Elisa. Le uniche luci che brillavano erano le lampade dell’impianto di illuminazione che hanno rischiarato a giorno la contestazione ai giocatori fatta in modo legittimo e sacrosanto dai tifosi imbestialiti della Curva Ovest, ingigantita dai fischi saliti al cielo dagli altri settori.
Un’ultima battuta ci vuole per chiudere il cerchio su una giornata infausta dal punto di vista del risultato sportivo, giornata che doveva essere invece coronata da una vittoria sofferta, salutare e scaccia crisi. Mi è parso evidente che il fatto di rischiare di farsi venire le “emorroidi” avrà condizionato e spaventato i giocatori a tal punto che hanno preferito trotterellare per il campo senza impegno ne costrutto: come abbiamo visto tutti, nessuno di loro ha fatto grandi sforzi o rischiato interventi pericolosi. Hanno fatto per filo e per segno proprio l’opposto di quello che avevo raccomandato loro la mattina stessa quando avevo dato la notizia che la parola d’ordine del giorno era “emorroidi”. Io non mi sarei aspettato una partita così scialba, ne immaginavo che una battuta scherzosa sulle “emorroidi” potesse avere degli effetti collaterali psicologici così drastici sui giocatori. Io mi ritengo innocente e di non avere nessuna colpa delle loro titubanze palesate durante la partita. Infatti quando il C.T. Obbedito durante la conferenza stampa del dopo gara ha detto pubblicamente che i giocatori avevano avuto paura a giocare e balbettavano sul campo ho pensato subito: “Lopez ha avuto la mia stessa idea e ha usato lo schiaccianoci… Allora io sono scagionato da ogni colpa”.
Per chiudere il discorso sulle “emorroidi” aggiungo che col Cuneo i nostri giocatori sono riusciti a scamparla facendo molta attenzione a non fare sforzi. Però questi signori giocatori devono pensare che esistono gli accidenti e che li possono mandare in modo copioso e senza spendere un centesimo anche quelli che hanno “il braccino corto”. A Lucca questo rituale per nulla costoso si usa molto. Quindi se pensano di farla franca ad oltranza si sbagliano di grosso. Qualcosa di spiacevole gli potrebbe anche arrivare…specialmente se domenica prossima dovessero malauguratamente toppare il risultato anche a Pisa. I giocatori (tutti) devono ficcarsi bene nel cervello che domenica giocano la partita dell’anno, il derby dei derby, i tifosi aspettano ancora il regalo di Natale da loro…allora che lo facciano domenica vincendo la partita col Pisa. Un regalo è sempre ben accetto anche se fatto in ritardo, anzi, questo regalo vale doppio.
Un’ultima annotazione: il super-derby non si gioca in uno stadio comunale qualsiasi, bensì in una vera e propria Arena: vi ricorda qualcosa la parola Arena?…Lotta, duelli, gladiatori, sudore, leoni e perché no PANTERE ritte e impettite come quella che campeggia “virile” sullo stemma della Lucchese… Ai giocatori rossoneri domenica prossima spetta il compito di scrivere un’altra pagina gloriosa di storia della LUCCHESE LIBERTAS 1905.

Mario Santini (CAPELLO)

 

 

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