Mi chiamo Luca,e noi tifosi non ti dimenticheremo.

Mi chiamo Luca,e noi tifosi non ti dimenticheremo.

L’editoriale che rilanciamo a distanza di giorni per permettere un ulteriore riflessione e per non dimenticare LUCA.


DETTO TRA NOI

domenica, 19 novembre 2017, 16:31

di fabrizio vincenti

“Mi chiamo Luka, abito sopra te”, cantava Paola Turci. Luca è sposato, ha due figli e un lavoro. Oltre che seguire la sua squadra del cuore, la Sambenedettese. Da giorni è in rianimazione nell’ospedale di Vicenza con diverse fratture, quattro, al cranio. Tutto è successo il giorno della partita tra il Vicenza e la Samb. Scontri tra tifosi, intervento della polizia con una carica a suon di manganellate e Luca resta sul selciato. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, Luca, nello scappare, avrebbe battuto la testa contro una cancellata. Secondo i tifosi presenti, sarebbe stato colpito duramente a manganellate anche mentre era a terra.  Saranno gli inquirenti, vogliamo augurarci, a stabirlo. Detta così, francamente, regge ben poco la versione ufficiale. E ci riporta con la memoria a dieci anni fa, quando sulla principale autostrada italiana fu freddato Gabriele Sandri. Quel giorno, con la Lucchese che stava andando a Perugia, passammo anche noi dai due autogrill, quello da cui partì il colpo di pistola dell’agente della stradale e quello dove Gabriele vide spegnersi la sua vita. Anche allora le prime giustificazioni addotte dai responsabili dell’ordine pubblico  furono drammaticamente surreali. Pietose bugie destinate a sciogliersi di fronte a una realtà choccante, poi appurata in sede processuale.

Ci auguriamo, per la verità, ma, perdonateci, prima ancora per dare dignità alle istituzioni, che se qualcuno dovesse aver ecceduto, ne risponda. Lo Stato, con la S maiuscola, e dunque lontano anni luce da chi ne è ora ai vertici, ha bisogno di autorevolezza e rispetto, non può esercitare solo il monopolio della forza. Altrimenti, solo quella le rimane. E il danno è enorme, per chi indossa con onore una divisa e per chi in essa confida.

Della vicenda di Luca sono però altri gli aspetti che ci confermano quanto si nuoti ormai in un verminaio. Prima di tutto, la reazione dei media. Pronti, prontissimi, con il fucile in mano per venti adesivi in una curva, sui quali è stato imbastito un processo mediatico, ottimo per distrarre il popolo bue dalle ultime malefatte, compreso l’innalzamento dell’età pensionistica. Fiumi di inchiostro, in una gara a chi riusciva meglio a rilanciare la notizia, magari arricchendola di nuovi particolari, sognando comiche internazionali nere dedite a affiggere adesivi, svuotando i cassetti dei luoghi comuni e dei possibili casi di emulazione. Di questo, come tutti sapete, ne ha fatto le spese anche la Lucchese – incapace, tanto per cambiare di difendere la sua immagine e magari  minacciare querele, annunciate invece per un commentatore televisivo –  e i suoi tifosi.

E’ stato uno spettacolo disarmante. Come disarmante è stata l’attenzione riservata a Luca. Per curiosità, andatevi a vedere lo spazio dato alla vicenda. Non fa notizia. Luca è una persona, a quanto si apprende, come tutti noi, per di più italiano. Per di più ultras. Audience e pruriti ideologici non possono attecchire. L’ultras vittima non fa notizia. Magari ci sarà qualche deficiente che avrà pure commentato, se non fosse stato lì, non gli sarebbe successo nulla. Dunque lo spazio riservato è stato quello previsto in questi casi: poco o nulla. Con rare eccezioni.

Non stupisce nemmeno l’atteggiamento della Lega Pro di Gabriele Gravina, sempre pronta per le iniziative politicamente corrette per i minori immigrati o per commemorare date di ogni risma, ma inflessibile nel non concedere alla Sambenedettese la possibilità di utilizzare una maglia personalizzata con un messaggio di solidarietà verso Luca. La maglia sarebbe stata indossata nel prepartita della gara col Bassano. Provate a contare le maglie esibite, spesso davvero a cazzo, senza senso se non quello di facciata, prima delle gare e rabbrividite. Del resto, questo è il calcio italiano. Quello che ha affossato la Nazionale, con Gravina che sta per scaricare Tavecchio dopo averlo difeso sino a due giorni prima. Tutto torna. Per questa gente, evidentemente, Luca non fa notizia, pur frequentando proprio gli stadi di serie C. Meglio il logo dell’Unicef. E la definizione di Lega solidale e Lega corretta.  Ma, nonostante questa gente, Luca abita sopra di noi. O forse alla porta accanto.


RUBRICHE : LA LETTERA DA GAZZETTA LUCCHESE

Ghirelli (Lega Pro) ci scrive: “La vicinanza a Luca è totale”

domenica, 19 novembre 2017, 20:25

Da Francesco Ghirelli, Segretario Generale Lega Pro, riceviamo e volentieri pubblichiamo una precisazione in merito al nostro articolo sulla vicenda di Luca, il tifoso della Sambenedettese in coma dopo un episodio dai contorni tutti da chiarire e di cui si parla nell’editoriale di Gazzetta Lucchese dal titolo “Mi chiamo Luca“.

“La dolorosa vicenda di Luca ci crea dolore e dispiacere. Non si può e non si deve rischiare la vita per una partita di calcio. La Lega Pro non ha concesso l’autorizzazione per indossare la maglietta per ricordare la vicenda. Perché? Dopo la vicenda del passato campionato ove  fu concessa l’autorizzazione di indossare una maglietta in ricordo di un tifoso del Catania, e si scoprì successivamente che questi aveva intrattenuto rapporti con ambienti della malavita, abbiamo instaurato una procedura prudenziale: si concede l’autorizzazione solo dopo essere certi che ci sia totale certezza sui fatti che hanno portato ad una grave situazione. Questo e’ quanto abbiamo seguito nel non concedere l’autorizzazione per questa domenica. La vicenda è sotto investigazione ed appena si avrà chiarezza sulla dinamica, si procederà. In ogni caso, la vicinanza umana a Luca e ai suoi cari e’ totale”.

Risponde Fabrizio Vincenti 

Prendiamo atto della precisazione che arriva dai vertici della Lega Pro e ci chiediamo: la maglietta verrà autorizzata dopo aver avuto copia della fedina penale della vittima? O quando sarà accertata la dinamica? Due cose, peraltro, completamente scollegate tra loro. Francamente non comprendiamo, e facciamo fatica a sentir parlare di vicinanza totale e nel contempo non autorizzare una maglietta, proposta dalla stessa società marchigiana, per una persona che lotta tra la vita e la morte. C’è un velo di prudenza, o forse di ipocrisia, che ci turba. 

 


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