Francesco ha portato a termine la sua missione. Ecco il suo racconto e le sue emozioni.

Francesco ha portato a termine la sua missione. Ecco il suo racconto e le sue emozioni.

Domenica 23 marzo 2014 Ore 6:50 suona la sveglia, apro gli occhi. Non è una domenica qualsiasi, sono a Roma, tra 2 ore ho appuntamento con quasi 20 mila persone e correrò la mia prima maratona. Nell’ultimo mese e mezzo non mi sono potuto allenare come volevo, saltando la fase più importante della preparazione, dal 13 febbraio mi è venuta fuori una brutta infiammazione sia agli adduttori interni e sia sopra il retto femorale che mi blocca dopo pochi chilometri; ma a questa corsa non ci rinuncio, è troppo importante e legata a dei bambini che hanno davvero problemi molto più importanti del mio, consapevole comunque del fatto che già finirla sarà un’impresa.

Mi preparo con cura, non lascio niente al caso. Scendo, mi trovo con gli altri, facciamo colazione, smorziamo la tensione e partiamo in direzione Fori Imperiali e Arco di Costantino. Appena arrivati, prima di uscire dalla metro, il diluvio. Acqua battente, vento e percorso molto impegnativo! Ecco quello che mi aspettava! Indossiamo sacchi di plastica per cercare di restare asciutti il più possibile. Non mi interessa, sono già mentalmente alla partenza. La scritta “ingresso maratoneti” mi fa accennare un sorriso di incredulità. Lascio lo zaino al punto di raccolta e mi avvio insieme agli altri verso la partenza. Ci siamo! La fila si blocca, spunta anche un tiepido sole che ci illumina e ci riscalda dopo l’acqua incessante. Pochi istanti ed ecco la partenza. La gente inizia a camminare sotto le note del  I brividi non si contano. Passano quasi 7 minuti prima di arrivare alla partenza, 7 interminabili minuti nei quali una miriade di emozioni mi attraversa corpo e anima. Alzo gli occhi al cielo, chiedo sostegno a chi so io, faccio il mio solito gesto “testa e cuore” prima di ogni corsa o allenamento e accendo il GPS non appena varco la linea del via. A stento trattengo le lacrime. Mi ritrovo solo in mezzo centinaia di persone, solo con me stesso con i miei pensieri. Ogni tanto torno alla realtà, alzo gli occhi dall’asfalto e mi accorgo del bellissimo colpo d’occhio, un fiume di magliette colorate, i rumori delle scarpe sulla strada, le battute e gli incoraggiamenti iniziali dei corrodori; tutto questo mi fa amare in modo viscerale la corsa. I primi chilometri neanche mi accorgo di farli, l’adrenalina è a mille! La moltitudine di gente rende il passo veramente lento. Le gambe scalpitano, sento che vorrebbero andare più veloci, a stento le trattengo, ma il mio problema mi frena corpo e mente, il mio obbiettivo è arrivare e se vado come vorrei il rischio di non finire è molto alto. Intorno al 17 km il fastidio che ho dal 6 km inizia a diventare dolore, ma stringo i denti e proseguo. Faccio una curva sulla destra e poco prima del 18 km mi trovo davanti la basilica di San Pietro! Una pioggia scrosciante ed improvvisa mi bagna il viso insieme alle lacrime che escono senza controllo, la prendo come una benedizione e mi godo la magia e l’atmosfera che solo quel momento può dare. La corsa è un susseguirsi di pensieri. I chilometri aumentano, si fanno sempre più duri. Al 33 km ad ogni tocco della scarpa con il suolo, ho la sensazione che una lama sia conficcata nella giuntura tra gamba e bacino. Provo a farmi dare del ghiaccio spry nei punti critici dagli addetti al soccorso e riprendo subito a correre. La voglia di mollare è tanta ma il cuore mi porta ancora avanti. Ripenso a tutti i sacrifici fatti in questi 6 mesi per essere li, al tempo tolto a chi mi sta vicino, alla pioggia, al freddo, alle corse sulle provinciali di mezza Italia in mezzo ai tir, a questo infortunio che mi ha precluso la parte più importante della preparazione, a quei bambini per i quali mi sono impegnato cercando di raccogliere un piccolo contributo per alleviare la loro ignobile malattia. Proseguo, ormai il tempo non mi interessa più. Il passo si fa un po’ più veloce, il cuore mi spinge oltre. La determinazione aumenta. Km 36 piazza Navona! Un vero e proprio bagno di emozione. Km 37 via del Plebiscito. Km 38 via del Corso, sento l’arrivo, aumento ancora. Km 39, 40, 41…eccoci! Ultimo km! Ancora pochi passi! Ultima curva a sinistra e mi trovo davanti l’Altare della Patria! Bellissimo, immenso, imponente, emozionante. Alzo ancora gli occhi al cielo! Mi vengono in mente tutti quelli che mi sono stati vicino, quelli che mi sono stato vicino direttamente o indirettamente, che mi hanno incoraggiato, consigliato, fatto forza e consolato nei momenti difficili, coloro con cui ho condiviso gli allenamenti, quelli che hanno contribuito ad aiutare quei bambini. Gli ultimi metri sono di una soddisfazione inaudita, un’esplosione di emozioni che poche volte ho provato nella mia vita. Eccomi! Passo sotto l’impalcatura da dove sono partito poco più di 4 ore prima, spengo il cronometro e fermo finalmente le gambe. La ragazza mi fa i complimenti e mi mette la medaglia al collo, medaglia che spetta a tutti quelli che finiscono la corsa; quasi non ci faccio caso, ancora non ci credo, e proseguo avanti. Qualche metro e mi fermo, mi piego sulle ginocchia, fisso i sanpietrini sotto di me, con fatica trattengo il nodo in gola e penso alla citazione di Montale: “amo l’atletica perché è poesia, se la notte sogno, sogno di essere un Maratoneta”…da oggi non ho più bisogno di sognarlo!!! Adesso penso già alle prossime maratone che vorrei fare… il 26 ottobre a Lucca e il 5 aprile 2015 a Parigi. In quelle magari proviamo a star bene e a fare un buon tempo.

Foto concesse da Francesco del Grande di “FOTO STUDIO CINQUE”

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