Il caso “LUCCA UNITED” da “sportmarketingnews”

Il caso “LUCCA UNITED” da “sportmarketingnews”

Le cose a noi piace raccontarle come stanno …………nel bel mezzo dei preparativi , riunioni ,incontri vari insomma quando i giorni che ci dividevano dall’appuntamento col Notaio erano sempre meno ed i contatti tra i soci fondatori frenetici arriva per mail una richiesta dal Dott.Luca Guerrasio che ci pone queste domande con queste premesse. Il Dott.Guerrasio nel corso della sua inchiesta aveva avuto il nostro contatto grazie all’amico Alessandro Martorelli di”Mantova United”e per noi fu comunque un segnale che stavamo viaggiando su una strada senza ritorno…. Ed ora passiamo alla breve introduzione presa dalla mail di presentazione e poi alle domande e risposte vere e proprie.
Prima desidero spiegarLe, come ho gia fatto telefonicamente, per quale motivo Le stiamo sottoponendo questi quesiti generici in attesa di altri 3 specifici.
Come Le dicevo stiamo facendo un lavoro congiunto tra il giornale sportmarketingnews.com , Scuola dello sport del CONI e la LUISS Business School sull’azionariato popolare in Italia ed all ‘estero.
Stiamo somministrando delle domande “generiche” (prima di sottoporre, in base alle risposte ed allo studio delle singole realtà, domande ad hoc) a più realtà possibili per poi confrontarle e comprendere se, ed in quale maniera, “il fenomeno” in esame sia
– considerato – affrontato – gestito
nella stessa maniera, e come gia detto misura, da tutti.
I parallelismi verranno fatti, in prima istanza, tra le diverse realtà italiane e, solo successivamente, con l’estero.
Ecco, di seguito riportate, le domande

Inserito il 29,novembre 2011

All’interno della rubrica “azionariato popolare” ci occupiamo, oggi, del Lucca United. Abbiamo passato le domande al Direttivo della nascente cooperativa.

1. Qual è la sua accezione di “azionariato popolare”?

Partecipazione attiva e concreta dei tifosi alla vita economica e sportiva del club per il quale tifiamo.

2. Quali sono, secondo lei, i punti di forza e di debolezza, i rischi e le opportunità che presentano i modelli di azionariato nel mondo del calcio?

I punti di forza sono senz’altro la possibilita’ di partecipare attivamente alla gestione della societa’ da parte di una componente nettamente piu’ sana e disinteressata rispetto al singolo proprietario imprenditore o ad un pool di imprenditori che, come recentemente dimostrato dal’ elevato numero di fallimenti  di gloriose societa’ italiane, non garantiscono piu economicamente’ la vita della societa’di calcio. Una debolezza puo’ essere che nonostante un  numero considerevole di soci non si riesca a raggiungere ed a coprire per intero i costi di gestione e la sopravvivenza della societa’ stessa. C’è la necessita-obbligo per gli azionariati popolari di sobbarcarsi una notevole mole di lavoro per allargare la base, unico passaggio obbligato per una riuscita degna di tal nome

3. Crede che in Italia ci siano solo squadre di calcio e non club? Ci fa alcuni esempi, in campo internazionale, di “veri” club? Secondo lei potremmo, e se sì in quanto tempo, “raggiungere” le best practices straniere?

In Italia attualmente non ci sono esempi di gestione come l’azionariato popolare piu’ famoso per definizione che e’ il Barcellona. Solo da poco tempo hanno iniziato a costituirsi in citta’ piu piccole come Mantova ,Modena ,Ancona e Venezia per citarne alcune , ma in Italia siamo solo agli albori  attualmente e’ un fenomeno nemmeno incentivato da apposita legislazione e soggetto a sgravi fiscali che ne permetterebbero la capillare diffusione sul territorio nazionale. La lega calcio non si è nemmeno espressa sull’argomento e cio’ la dice lunga su quanto sia lontana la realta’ italiana rispetto a Inghilterra e Spagna dove esistono gia’ societa’ calcistiche interamente in mano ai tifosi come l’FC Wimbledon o il F.C.U.M. O lo Swansea  i cui tifosi hanno partecipato col 20% al ritorno in Premier League della loro squadra,questo solo per parlare dei club  inglesi ,mentre abbiamo avuto modo di seguire la rinascita del C.A.P. Ciudad de Murcia in quello spagnolo. Per raggiungere questi esempi ribadiamo la necessita’ di incentivare la costituzione delle cooperative ad hoc per le gestioni sportive e le public company, gli incentivi legali e  fiscali e il supporto logistico della lega calcio, che dovrebbe diventare parte integrante di questi progetti .Siamo molto indietro rispetto ai paesi sopracitati, partendo ora occorrerebbero almeno 5/6 anni per avere strutture simili o degne di tale scopo.

4. Secondo lei l’attuale know how gestionale nel comparto sportivo, presente nel territorio italiano, è sufficiente per sviluppare asset strategici che guardano al futuro?Rispondere a questa domanda oltretutto in piena crisi finanziaria politica ed economica e’ molto difficile l’impianto gestionale calcistico italiano e’ in grave crisi cosi come tutti i management delle principali societa’. Il calcio se si vuol salvare deve ripartire proprio da qui  dagli azionariati popolari dalla straordinaria passione degli italiani e da un movimento di base ancora vitale in periferia. Se commettiamo l’errore di seguire le squadre piu’ importanti nelle loro follie televisive il nostro calcio è destinato a degradarsi nel giro di qualche anno.

 

5. Crede, e se sì in che misura, che un modello di gestione sportivo incentrato sull’azionariato popolare possa “migliorare”, in un’ottica di medio lungo termine, il calcio italiano?

Questa domanda e’ molto legata alla precedente nel senso che il futuro passa davvero dalla partecipazione dei tifosi alla gestione della squadra di calcio, la passione l’attaccamento il senso di appartenenza sono gli unici punti da sviluppare per migliorare il calcio ma non solo. La partecipazione e l’attaccamento alla societa’ sono valori che possono salvare questo sport nel senso in cui lo concepiamo noi. In questi anni gli imprenditori di assalto hanno scavato un solco profondissimo avallando corruzione scandali e scommesse clandestine facendo perdere passione ed aumentando un distacco abissale fra la base e la squadra. Per cui non vediamo  altre vie d’uscita che incentivare la nascita di ogni strumento che consenta la partecipazione e la gestione attiva da parte del tifoso unica parte sana rimasta. Insieme ad una sparuta minoranza di Dirigenti e addetti ai lavori.

Il Direttivo: Lucca United

 

http://www.sportmarketingnews.com/2011/azionariato-popolare-il-caso-lucca-united/

P.S. Nell’articolo del nostro sito sono state cambiate le versioni per verità,in quanto le risposte sono state davvero elaborate collegialmente e per quanto riguarda personalmente R. Ambrogi non vuole assumere titoli che non ha mai conseguito.

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